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OTTANTA voglia di Adriano

teatro celentano 80Roma,  4  gennaio  2018 - “L’unica cosa che mi rimane da dire è che mai frase più bella, ma più inadatta a Te, è stata creata da Mogol: “io non so parlar d’amore…..” Tu sai parlare d’amore a tutti e di questo ne ho sempre un po’ sofferto”.
Queste belle parole sono state pronunciate diverso tempo fa da Claudia Mori al proprio consorte, Adriano Celentano, di cui sabato 6 gennaio ricorre l’ottantesimo compleanno.
Show-man inclassificabile che ha saputo coniugare il rock, la comicità, l’oltraggio al buonsenso, interpretando, con egregia maestria, ogni sensazione nascosta tra le note.
Adriano è stato ed è tuttora un artista con più di cinquant’anni di attività tra musica, cinema, televisione e quant’altro, un uomo semplice, schietto, di chi nella vita non ha voluto e non vuole miserie e dolori e di chi non è restato e non resta indifferente alla violenza dei prepotenti.
Tempo fa in un mercatino rionale, forse a Napoli, un venditore ambulante disse: “comprate queste mele, sono buone e sincere come Celentano”!
Giorgio Bocca, grande giornalista e scrittore, lo definì “un cretino di talento” e forse potremmo parlare proprio di talento, o forse di genio, per la sua rinuncia all’intelligenza come percorso banale e scontato in un mondo, un po’ troppo accademico, come quello della canzone italiana.
Fernanda Pivano, nota scrittrice e critica musicale, nel commentare il 33 giri “I mali del secolo” del ’72, scrisse: “se non fosse un’esagerazione direi che Adriano è il genio del secolo”.
Alda Merini, poetessa e scrittrice, invece dichiarò: “il ritmo di Adriano è il ritmo del sangue, è come una Venere maschio che salta fuori dai cocci di una terra che sta andando a rotoli”.
In adolescenza  Adriano fu orologiaio prima di restare folgorato dal disco “Rock around the clock”, che lo fece decollare verso una carriera strepitosa.
Una personalità multipla che è sfuggita alle etichette e che gli ha fatto concepire film, oltre che brani musicali,  visionari come “Yuppi Du” e “Joan Lui”, musical tuttora attuali a distanza di più di trent’anni dalla loro uscita, che se fossero stati di matrice americana li avremmo celebrati fino allo sfinimento.
Protagonista nel ’87 di una celebre edizione di “Fantastico 8”, intrattenimento del sabato sera che ribadiva la tradizione dei grandi show della televisione italiana dove rivoluzionò lo stesso spettacolo battendo tutti i record d’ascolto; dove  fu promotore del famoso monologo contro la caccia, definendosi “figlio della foca”, e lanciò un LP intitolato “La Pubblica ottusità”, anatema contro chi non sapeva  ascoltare, non sapeva vedere. Una voce contro l’insensibilità collettiva, un richiamo al mare che sta morendo ed il nostro amore sta marcendo insieme a lui…
Insomma Celentano non è stato mai banale, né scontato e come più volte abbiamo documentato in “www.attualità.it” un precursore di temi ed idee a volte anche scivolose.
Sarebbe auspicabile che mamma RAI lo omaggiasse come si conviene, magari con un collage di tutto quello, o gran parte, che lo ha reso protagonista in tutti questi anni; un messaggio per i più giovani affinchè  valutino i vari momenti della carriera di Adriano, per capire a tutto tondo che cosa è stato, che cosa ha inventato, nel panorama artistico nazionale.
Se ricordate alcuni anni fa andò in onda su Rai 2 il programma “Storia di un italiano”, ideato da Alberto Sordi, dove venivano evidenziati vizi (tanti) e virtù (poche) dell’italiano medio sulla scorta dei film con protagonista l’attore romano.
Ecco la stessa cosa potrebbe essere ideata per Celentano, attraversando gli ultimi 50 anni della nostra vita, seguendo il racconto, le immagini, le invenzioni del più grande animale da palcoscenico italiano.
  
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