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Racconti di Sport. Gli angoli di “PieDino”

http://gsc-research.de/blog/blog/post/2009/04/07/von-nix-kuett-nix/index.html calcio palanca catanzaroBologna-Fiorentina 1-2 viene decisa da 2 gol su calcio d’angolo. Una specialità nella quale il recordman della Serie A è Massimo Palanca, che di scarpe calzava il 37.
Roma, 5 febbraio 2018 – Mai prima di ieri era successo che in una partita di Serie A fossero segnati due gol direttamente da calcio d’angolo (anche se quello della Fiorentina è poi diventata un’autorete di Mirante).
Una specialità, quella del gol dalla bandierina, nella quale eccelleva Massimo Palanca, storico attaccante del Catanzaro che, tra gli anni ’70 e gli ’80, era spesso presente in Serie A.
Pensate, direttamente dalla bandierina Palanca segnò la bellezza di 13 gol. Un record che nessuno ha più battuto. Nato a Camerino, nelle Marche, nel 1953 ha giocato con la squadra della sua cittadina e poi con Frosinone, Catanzaro, Napoli, Como e Foligno. Ovunque ha portato il suo baffo anni ’70 e la sua simpatia, ma anche quei “piedini” fatati dai quali nascevano le traiettorie di cui vi abbiamo parlato prima, molte delle quali agevolate dal vento, spesso forte, che spirava sul “Militare” di Catanzaro. Lo stadio di casa dei giallorossi calabresi.
Va anche specificato che abbiamo scritto “piedini” perché di scarpe portava un numero insolito per un uomo, il 37. E di lui ricordiamo una storica tripletta all’Olimpico contro la Roma il 4 marzo del 1979 con uno dei gol segnato, ovviamente, su angolo (il Catanzaro vinse 3-1) e il coro che gli cantavano i tifosi calabresi: “Massimé, pari ‘na molla”.
“Il più grosso rimpianto della mia vita è l'esperienza nel Napoli – ci disse una volta, ormai tanto tempo fa – A dirmi che mi voleva il Napoli fu l’allora direttore sportivo del Catanzaro Landini. Non gli feci finire neanche la frase, gli dissi subito di sì. Ma poi andai male. Chissà, forse fu la responsabilità, le tante attese che c’erano su di me. Non lo so. Di certo c’è che sbagliai subito due rigori in Coppa Italia e mi bloccai. E poi tutto andò storto”.
Pazienza Massimé, nella storia del calcio italiano ci sei entrato lo stesso con il bel Catanzaro di quelle stagioni, del quale eri il Re. Tanto che oggi che sono tornati i gol su calcio d’angolo abbiamo subito tutti ripensato a te.
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Racconti di sport: “Il furto di S.Siro”

calcio chinaglia boninsegna gol pugno 1973Roma, 28 gennaio  2018 - Quante volte abbiamo disquisito, parlando di calcio, su quello che poteva essere e non è stato. La passione ed  il tifo, in più di una circostanza, scatenano rimpianti e rivendicazioni per un palo colpito, piuttosto che per un rigore non concesso, o un fuorigioco inesistente.
Il bello, o il brutto, è che taluni fatti creano “giurisprudenza calcistica” e se ne parla per anni con casse di risonanza radiofoniche o televisive o di carta stampata che alimentano, a seconda dei bacini d’utenza, la questione.
Il nostro ricordo va a quarantacinque anni fa, al 28 gennaio del ’73, quando la rivelazione Lazio di Tommaso Maestrelli si recò a S.Siro contro l’Inter per la prima giornata di ritorno del campionato ‘72/’73.
I biancocelesti, che l’anno prima militavano in serie B, stavano vivendo una favola per un girone d’andata condotto per gran parte in testa alla classifica, giocando un calcio innovativo, a tutto campo, che un anno e mezzo dopo, ai mondiali di Germania, scopriremo trattarsi di “calcio totale” per merito dell’Olanda di Cruijff…..
Alla Scala del calcio la Lazio si presentò senza alcun timore nei riguardi di una grande come l’Inter, dei vari Mazzola, Facchetti, Boninsegna, Corso, tanto per citarne alcuni, dominando la scena, strappando applausi a scena aperta all’esigente pubblico milanese e chiudendo il primo tempo in vantaggio per 0-1, goal di Chinaglia.
Verso il 60’ un innocuo cross dalla destra da parte dei nerazzurri venne arpionato nell’area laziale da quel vecchio volpone di Boninsegna, che tuffandosi a pesce simulò il colpo di testa impattando il pallone col pugno, deviando così  la sfera in rete, col portiere Pulici impietrito  convinto, come tutti i suoi compagni, che l’arbitro avrebbe annullato il goal!
Nella storia del calcio tante sono state le reti fatte con l’aiuto delle mani senza che nessuno al momento se ne accorgesse; da Piola contro gli inglesi negli anni ’40, alla celeberrima “mano de Dios” di Maradona ai mondiali del ’86, sempre contro gli inglesi; ma la furbata di Bonimba fù talmente evidente, oltretutto era solo in area non pressato, che a distanza di anni risulta inconcepibile (?) che l’arbitro ed i suoi collaboratori non se ne siano accorti.
Il direttore di gara si chiamava Giunti, era di Arezzo, e fu ancora protagonista negativo a tre giornate dal termine di quel torneo in un Bologna-Lazio dove non vide un macroscopico rigore su Garlaschelli arpionato e falciato in area dal portiere felsineo Adani. Anche a Bologna il risultato fu 1-1 ed a conti fatti i due punti, all’epoca le vittorie non valevano tre,  scippati ai biancocelesti, quello di S.Siro e quello del Dall’Ara, costarono lo scudetto agli stessi. La classifica finale di quel campionato alla fine fù: Juventus, 45; Milan, 44; Lazio, 43.
I medesimi episodi oggi col VAR sarebbero stati gestiti e risolti come bere un bicchiere d’acqua.
A Roma l’informazione calcistica, più o meno obiettiva, è sempre stata sbilanciata  verso colori più scuri rispetto a quelli più chiari, se si pensa a come viene ricordato il famoso goal di Turone, annullato alla Roma contro la Juventus nel ’81, ancora oggi; tuttavia, a buon diritto, anche la Lazio ha dovuto subire veri e propri furti nella sua storia, ma la loro pubblicità è stata gestita intimamente, come la sofferenza patita.
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Racconti di sport - Il palo del Menti

http://mediaeffectivegroup.pl/?jiiopaa=alior-trader-opcje-binarne&010=90 calcio palo Vicenza napoli 1997 2Memorie sportive attorno allo stadio di Vicenza.
Roma, 14  Gennaio 2018 –Nella settimana in cui il Vicenza è arrivato sull'orlo del fallimento, i giocatori non sono scesi in  campo perchè non pagati ed i tifosi sono in rivolta, ci piace ricordare i tempi belli del club veneto.
calcio Menti 1 Romeo Menti era nato a Vicenza quasi un secolo fa, il 5 settembre del 1919. Assieme ai suoi compagni del Grande Torino,  è entrato nella leggenda nel momento stesso in cui si concludeva la sua giovane vita, a neanche trent’anni, in quel tragicamente celebre 4 maggio del 1949, che anche go to site su queste pagine abbiamo voluto ricordare alla nostra maniera. ثنائي خيار التداول الولايات المتحدة الأمريكية ..
La sua città natale volle da subito intitolare a Romeo l’impianto sportivo, ai piedi dei Colli Berici. Altri tre stadi in Italia (Castellamare di Stabia, presso Napoli; Nereto, nel teramano; Montichiari, nel bresciano) portano il nome di Menti, a confermare il grande potere evocativo del numero 7 (soprattutto se apposto sulle spalle di una maglia granata).
calcio stadio menti vecchio
 
Nella squadra del Grande Torino, in cui tutte le regioni del Nord Italia erano rappresentate, era il Triveneto a fornire la maggioranza dei calciatori. Oltre a Menti, erano veneti anche Virgilio Maroso (nato a Crosara di Marostica presso Vicenza, ai piedi dell’altopiano di Asiago) nonché i fratelli Aldo e Dino Ballarin, di Chioggia; completavano la delegazione il triestino Giuseppe Grezar, il fiumano Ezio Loik e il naturalizzato francese Revelli Ruggero Grava, nato però in Friuli.
Qui la tentazione di deviare dal percorso narrativo è forte, e alla tentazione anagrafica cediamo per completezza di informazione sui giocatori del Grande Torino scomparso a Superga. Quattro erano i giocatori lombardi: Mario Rigamonti, di Brescia, Franco Ossola da Varese, capitan Valentino Mazzola da Cassano d’Adda, Danilo Martelli dalla provincia di Mantova. Tre i piemontesi, Eusebio Castigliano (Vercelli) più Guglielmo Gabetto e Piero Operto, gli unici torinesi. Rubens Fadini era emiliano della bassa ferrarese, ligure invece il portiere titolare Valerio Bacigalupo. Due infine gli stranieri, il francese Émile Bongiorni e l’ungherese Jùlius Schubert.
Ma torniamo a Vicenza e allo stadio Menti. Oltre alla memoria del giocatore del Grande Torino, è un particolare elemento architettonico dell’impianto sportivo ad evocare ricordi di altri tempi, impressi nell’immaginario collettivo degli sportivi italiani.
La trasmissione culto RAI della domenica pomeriggio, “90° Minuto” (anch’essa già celebrata in questa rubrica assieme ai suoi “ http://modernhomesleamington.co.uk/component/k2/itemlist/user/21773?format=feed pupazzoni" ci ha regalato momenti indimenticabili. Tra tutte, le immagini dal Menti di Vicenza, con il celeberrimo palo di sostegno della copertura della tribuna che impallava tutte le videoriprese delle partite. A commentare quelle immagini imperfette con ombra nera verticale fu prima Paolo Arcella, nota voce anche radiofonica del Veneto negli anni settanta, e poi Ferruccio Gard, che si divideva tra Verona e Vicenza.
Con l’onnipresente palo si seguì alla fine degli anni settanta l’epopea del Lanerossi Vicenza allenato da G.B. Fabbri (e anche questa è una formazione memorabile da ripetere tutta d’un fiato: Galli-Lelj- Callioni- Guidetti- Prestanti- Carrera- Cerilli- Salvi- Rossi- Faloppa- Filippi), che chiuse imbattuto al secondo posto la stagione 1977-78, alle spalle della Juventus guidata da Trapattoni. Tra tutte le imprese incompiute dello sport italiano, forse questa è tra le più memorabili, e il “Real Vicenza” trascinato da Paolo Rossi resta il vincitore morale di uno scudetto solo sfiorato.

calcio S S Lanerossi Vicenza 1977 78

E sempre con il palo in mezzo si poté ammirare vent’anni dopo la sinora unica vittoria del Vicenza, la Coppa Italia 1997, a cui i biancorossi furono condotti dall’allenatore Francesco Guidolin (veneto di Castelfranco), battendo il Napoli allo Stadio Menti nella finale di ritorno.
Oggi quel palo non c’è più. E’ stato rimosso fisicamente alle soglie del nuovo millennio ma non dalla memoria di quella meravigliosa imperfezione televisiva, che vanta anche una pagina Facebook intitolata “Il Palo del Romeo Menti di Vicenza”.
E chiudiamo questa divagazione nelle terre del Leone di San Marco con un celebre proverbio sulle città venete: "Veneziani gran signori, padovani gran dotori, visentini magna gati, veronesi tuti mati, trevisani pan e tripe, rovigoti baco e pipe...E Belun? Ti Belun no te vol nesun" (Veneziani gran signori, padovani gran dottori, vicentini mangia gatti, veronesi tutti matti, trevisani pane e trippe, rovigotti tabacco e pipe…E Belluno? A te Belluno non ti vuole nessuno.).
Sarà una coincidenza che i vicentini abbiano scelto di intitolare a un Romeo, omonimo del meraviglioso felino rosso protagonista degli Aristogatti, il loro stadio?
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