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Racconti di sport - Ricordo del “Toro”

scorzese de niro la motta 1980Roma,  22 settembre  2017 - È venuto a mancare il 19 settembre scorso, all'età di 96 anni, uno dei più grandi pesi medi della storia del pugilato, l’italo-americano Jake La Motta.
Al di là della sua fama, maturata tra la fine degli anni quaranta e metà dei cinquanta  come pugile professionista,  La Motta ebbe un secondo aureo periodo dopo il 1980 quando fu portata sul grande schermo la sua storia nel capolavoro di Martin Scorsese “Toro scatenato”.
L’interpretazione cinematografica fu magnificamente tracciata da  Robert De Niro, con conseguente conquista dell’Oscar, che portò a conoscenza del pubblico vizi e virtù dello sportivo e dell’uomo.
Già nel racconto del febbraio 2016, “Il Toro del Bronx”, misi in risalto la figura di La Motta che da addetti ai lavori qualificati, è stato considerato tra i pugili più forti della categoria dei medi; tuttavia il nostro era senza dubbio personaggio molto complesso, dalla solita infanzia difficile, inserito in un tessuto sociale che spesso respingeva chi non era “indigeno”.
Jake, di origini siciliane, non sfuggì  a questo ruolo e come tanti atleti trovò nello sport il suo riscatto sociale, il suo sdoganamento nella vita di tutti i giorni.
Con una differenza però, che non era comune a tutti, e cioè che La Motta sia sul ring che nella vita privata, mantenne un atteggiamento duro, in perenne conflitto con se stesso, incapace di controllare i propri bassi istinti. Un vero e proprio animale.
Il duo Scorsese-De Niro, ventisei anni dopo la fine della carriera pugilistica di Jake, come detto, riaccreditò di una seconda fama il “Toro” prendendo spunto dalla biografia dello stesso e proponendo il personaggio in modo sgradevole anche e soprattutto nella gestione familiare con la seconda moglie Vickie e nel tormentato rapporto col fratello-manager.
Un bullo maschilista fù definito La Motta, un miserabile, ma in età matura il personaggio si  addolcì  incredulo di questa “seconda giovinezza” pervenutagli dal cinema e segnatamente dalla realistica performance di De Niro di cui divenne buon amico.
Nell’ambito pugilistico diversi atleti hanno avuto storie maledette, ma credo che la personalità doppia di Jake sia stata unica, con pochi esempi similari forse riconducibili a Carlos Monzon e Mike Tyson. 
Ultima modifica ilVenerdì, 22 Settembre 2017 23:08
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