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Racconti di sport: “Tatanka”

calcio hubnerRoma, 28 aprile  2017 - Ci sono storie nello sport che sembrano uscite più dalla penna di uno sceneggiatore piuttosto che da eventi naturali, storie di predestinati  non necessariamente campionissimi.
Uno di questi è Dario Hubner, che oggi compie 50 anni, triestino di Muggia con origini tedesche da parte di padre, calciatore e cannoniere di provincia.
Hubner, soprannominato “Tatanka” il grande bisonte che si fa largo nelle praterie avversarie, ha fatto una carriera quasi anonima fino alla soglia dei trent’anni quando debuttò in serie A, con la maglia del Brescia, spaventando con un suo goal l’Inter di Ronaldo a S.Siro.
Fino ad allora la carriera di Dario aveva vissuto del picco dei cinque anni a Cesena in serie B dove aveva segnato molto, quello che in gergo tecnico veniva definito come “attaccante di categoria”, ma senza ingolosire più di tanto gli operatori di mercato.
Il principale motivo non era tanto nelle doti tecniche di Hubner, quanto nell’aspetto caratteriale di persona apparentemente non dedita a quei sacrifici richiesti agli sportivi.
Si perché il nostro fumava circa venti sigarette al giorno e non rinunciava facilmente a della buona grappa barricata; ma proprio qui sta la predestinazione che rende speciale una storia come quella di Hubner che dalla stagione ‘97/’98, appunto a trent’anni suonati, ha cominciato a segnare in serie A come e più di un giovane campione.
Centrattacco possente, dotato di un gran tiro con entrambi i piedi, ha ingaggiato bei duelli coi difensori dell’epoca e consideriamo che fino a quindici anni fa nel nostro campionato c’era gente come Nesta, Ferrara, Cannavaro, Thuram, tanto per citare i primi che ci vengono in mente…..
Insieme a Igor Protti, attaccante tra i tanti di Bari, Lazio e Livorno, Tatanka è stato l’unico ad essere capo-cannoniere sia in A, che in B e C, con medie realizzative di tutto rispetto se pensiamo che per la sola serie A in 153 gare ha segnato ben 74 reti, praticamente una ogni due partite!
Ha avuto il privilegio di giocare con gente come Baggio, Filippo Galli, Pirlo, che reputa il più forte di tutti, ma forse è anche giusto dire che costoro hanno avuto piacere ed aggio a giocare con lui.
L’operaio del pallone, altra etichetta appiccicatagli negli anni, si è divertito giocando fino a 44 anni poi ha tentato senza troppo successo la carriera di allenatore, senza però nessun patema, nessun isterismo, a dimostrazione di come il suo spirito, il suo approccio alla vita, sia sempre stato lineare e corretto.
Oggi Hubner vive a pochi chilometri da Crema e gestisce un bar insieme alla moglie, con vicino gli amici di sempre, tra un grappino e l’altro…..
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