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Racconti di sport: “Il ritorno del Messia”

calcio chinaglia cosmos ny 1977Roma, 24 marzo 2017 - Si, mi rendo conto che il titolo di questo racconto può sembrare blasfemo ma prometto ai nostri affezionati lettori che la parola “ritorno” non la userò più…
Il 24 marzo del 1977 era un giovedì, un normale giorno di una settimana che si sarebbe conclusa domenica 27 col derby di ritorno Roma-Lazio, particolarmente atteso nella Capitale, come al solito, per la supremazia cittadina ed anche, da parte romanista, come rivincita rispetto al derby d’andata fortunosamente vinto dalla Lazio.
C’era però del fermento nella parte biancoceleste della città, per un’amichevole che allo stadio Olimpico la Lazio avrebbe disputato alle ore 16; già era strano l’appuntamento di giovedì pomeriggio, rispetto alla consolidata tradizione del mercoledì sera, ma ancora più strano era l’avversario che si proponeva ai laziali e cioè i Cosmos New York, la nuova squadra di Giorgio Chinaglia!
Dopo la partenza per gli States, nell’aprile del ’76, Giorgione tornava all’Olimpico contro la “sua” Lazio per onorare un impegno contrattuale dovuto proprio al suo trasferimento ai Cosmos e l’attesa da parte dei tifosi laziali era al culmine.
La scomparsa in meno di due mesi, tra dicembre ’76 e gennaio ’77, di due personaggi come Maestrelli e Re Cecconi, aveva gettato nello sconforto la tifoseria laziale e quindi la possibilità di riabbracciare il vecchio idolo, protagonista di tante battaglie, era senz’altro motivo di grande gioia.
Il team americano proveniva dalla Svizzera ed approdò, via treno da Zurigo, alla stazione Termini di Roma nel pomeriggio del giorno prima. Appena diffusa la notizia si creò un ingorgo senza precedenti, a ridosso del binario 4 dove arrivò il convoglio con Chinaglia a bordo, tanto che una gentile signora chiese chi fosse il Capo di Stato in visita a Roma quel pomeriggio ed un signore, molto elegante, rispose lapidario: “è tornato Giorgione”!
L’indomani ero ovviamente all’Olimpico per questa strana amichevole di cui non mi importava nulla, se non per rivedere Chinaglia, l’eroe della mia adolescenza. L’attesa fu spasmodica, mi ero sistemato come al solito in tribuna Tevere ed al momento dell’ingresso delle squadre in campo non vedevo Giorgione. Cosa era successo? Ad insaputa di tutto il pubblico, che era rimasto sorpreso all’ingresso delle squadre in campo, l’organizzazione aveva deciso di farlo entrare per ultimo, sul modello delle presentazioni americane, e quando si materializzò la sagoma ingobbita di Chinaglia ci fu un’esplosione, un boato pazzesco.
Cominciai a singhiozzare per la forte emozione e cercai, per pudore, di nascondere il mio stato ma notai, girandomi a destra ed a sinistra, che tutti strillavano il nome di Giorgio col volto rigato dalle lacrime!
L’inizio della gara fu ritardato per gli abbracci coi suoi vecchi compagni di squadra, coi fotografi e persino coi giovani raccattapalle che ai tempi belli erano poco più che bambini.
Circa dieci minuti dopo il fischio d’inizio, un’azione d’attacco dei Cosmos portò Chinaglia a tu per tu col portiere Pulici che venne infilzato con un tocco di piatto destro; la cosa incredibile, mai successa nella storia, fu che tutto il pubblico esultò al goal cioè si gioì contro la propria squadra, contro la nostra Lazio!
Aveva segnato ancora una volta Lui, il Gobbo, Giorgione, il Comandante, il resto non aveva importanza; era come rivivere, in una immaginaria macchina del tempo, le emozioni del passato, anche in un’inutile amichevole.
Quarant’anni fa provai, insieme a numerosi altri sostenitori, anche questa esperienza unica nel suo genere.      
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