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Napoli vittima dell’affarismo: Mario Rui non è Marcelo

calcio de laurentiis napoli 2Roma, 3 dicembre 2017 - Se il calcio italiano non riesce a trovare neanche un dirigente che  sia in grado di gestirlo fra quelli ipotetici in circolazione e fa parte ormai del terzo mondo pur avendo nella sua bacheca ben 4 titoli mondiali, è colpa principalmente  dei molti affaristi che,  come autentici  vandali, saccheggiano imperterriti lo  sport più amato dagli italiani e perciò territorio dalle enormi potenzialità di  sfruttamento economico e facili arricchimenti. 
Terminata male l’era dei Presidenti fautori  di calcio , vuoi per motivi passionali od anche  come piattaforma per un ascesa di potere o politica. 
Presidenti che sono anche finiti  in rovina  per fare grande la propria bandiera, dilapidando fortune ed incorrendo nei fulmini della legge come,   per fare  qualche esempio del nostro tempo, quelli di Milano e Roma  (Cragnotti, Sensi, ma anche Moratti e Silvio Berlusconi). Ma anche a Parma (Tanzi e Parmalat)
Tutti  spariti:  sia nei grandi centri che in Provincia. Ora il calcio è interamente in mano al business , anche quello straniero targato USA o Cina  nonché personaggi  italiani che la sanno lunga  su come si amministra il bussiness dello spettacolo, anche quello calcistico.
Non si intende fare i conti in tasca  a proventi ed utili della Napoli calcistica, lasciamo ad altri  come l’amico commercialista partenopeo Nino Dalena, questa disanima. 
Quello di cui si può essere più che certi è che l’attuale Presidente e proprietario del Calcio Napoli, Aurelio De Laurentiis, non è un filantropo e, se gestisce una società calcistica che è la principale fonte di spettacolo di una città  che riversa  sulla squadra di football i suoi interessi e le sue risorse economiche,  ne vuole trarre  il massimo profitto possibile.
Il successo ottenuto dalla famiglia De Laurentiis  (Aurelio è figlio di Luigi e nipote del grande Dino) in campo cinematografico italiano  e mondiale, è lì a dimostrare le enormi potenzialità manageriali  della famiglia napoletana. Aurelio è  da anni anche il Presidente della Federazione Mondiale dei Produttori, oltre che di quella italiana.
Ma il Cinema da tempo  non gode di buona, o certa, salute insidiato sempre di più da TV e , soprattutto, Internet. Le sale cinematografiche   una dopo l’altra chiudono  per trasformarsi in Supermarket. È tempo di diversificarsi.   Nel mondo dello spettacolo il calcio la fa da padrone.
Nel 2004 De Laurentiis non perde l’occasione.  Il calcio dei Presidenti mecenati  partenopei non regge e la SSC Napoli fallisce.
Aurelio intuisce l’affare, per di più a Napoli. Non gli manca il coraggio. È come produrre un Kolossal. Si lancia.  Acquista la squadra  a “prezzi fallimentari”.
Una  necessaria limatina nel nome,  Soccer Napoli, gli consente di ripartire dalla serie C.
Il calcio non è suo territorio, ma, quale produttore e distributore cinematografico,  è un grande conoscitore di uomini. Sceglie giusto i suoi collaboratori ed i tecnici  sono leali ed adeguati. Ed  Impone le proprie condizioni: ottenere il massimo con la minima spesa.
Bene, si  riparte con la Serie C 1.  Nel 2006, arriva in Serie B.  Con altri marchingegni riprende il vecchio nome  SSC Napoli , caro al popolo partenopeo, quello dello scudetto con Maradona. Ricostruisce il legame-tutto esaurito con la napoletanità.
Nel 2007  la squadra è promossa in Serie A. In 3 anni  sale dalla C alla A.  Missione compiuta. Ora si può pensare al business.
L’ingaggio di Sarri come allenatore dall’Empoli è la prima grande mossa.
Mentre i grandi club italiani  si contendono tecnici superati e strapagati, De Laurentiis capisce che se l’Empoli gioca il miglior calcio in Italia e, spendendo pochissimo,  riesce a barcamenarsi  egregiamente in Serie A, la ragione deve essere nell’allenatore. Assume Sarri alfiere del calcio “alla Guardiola”.
Quanto ai giocatori, gli interessano quelli che costano meno e quelli che su cui meglio si può lucrare...
Perciò , eliminare progressivamente i giocatori italiani perché hanno gli stipendi troppo alti. Concentrarsi abilmente sul mercato estero. Valorizzare questi elementi e rivenderli.
I migliori affari?  Gli attaccanti Edinson Cavani, ceduto , fra le lacrime dei tifosi, al Paris Saint Germaine, nel  2013  per 64 milioni di Euro (preso a Palermo per  17,5 milioni di Euro),  con un realizzo, perciò,  per il Proprietario del Napoli di 46,5 milioni con un colpo solo.
L’affair Gonzalo Higuain con la Juventus  l’anno scorso ha fruttato  dal canto suo 26,5 milioni.
Ma è stato anche un trasferimento non gradito per l’argentino che con il gol realizzato venerdì, si è vendicato ampiamente.
Ma per produrre e distribuire tre generazioni di film, bisogna avere  una profonda conoscenza degli umori della gente. Il Presidente compra e  vende, realizzando profitti, ma sta  bene attento ad offrire al volgo (che in 50.000 regolarmente assiepa il San Paolo)  qualche chicca per non disamorare il popolo partenopeo.  Quale? Lorenzo Insigne.  Il Napoli non schiera 11 giocatori esteri solo perche in campo c’è lui, il miracoloso gnomo  fatto in casa (1,64m) di Frattamaggiore.
La rete che ha segnato la sconfitta  contro la Juve  (rilanciando la sua giustificata sfida –scudetto), conduce al suo ridimensionamento e probabilmente l’addio allo scudetto. Che non è matematico, ma è ipotizzabile perché il Napoli ha mostrato  limiti non facilmente  superabili  dato l’attuale organico disponibile.
A guardare bene,  le  ragioni dell’inopinata sconfitta azzurra, ricadono direttamente sulla politica affaristica di  De Laurentiis  relativa a due giocatori  risultati determinanti. Cioè Gonzalo Higuain e Mario Rui.
Il  primo,  risolutore della contesa, è  sceso in campo al  San Paolo con una mano ingessata solo per spirito di vendetta.  È proprio il giocatore che manca sotto il Vesuvio!
Il secondo, per palese inadeguatezza fisico-tecnica, ha favorito la prodezza di Higuain ed ha messo nei guai il Napoli per tutta la partita.
Non è dato sapere perchè Sarri abbia immesso il terzino portoghese in campo dal primo minuto in una partita così importante, decisiva e difficoltosa.  Avrà  avuto le sue imperscrutabili ragioni, o forse  probabilmente per disistima  verso Maggio con cui non esistono rapporti perfetti.
Certo è che schierare un giocatore che sono  5 anni che gira per l’Italia passando in prestito da squadra in squadra  (Parma, Gubbio, Spezia, Empoli, Roma) spesso a titolo gratuito, ma solo per scaricarsi dall’obbligo di versargli uno stipendio,  è una mossa quanto mai azzardata. Specie quando si tratta di un difensore non particolarmente atletico, alto 1,70 m. e non scattante. Per giunta con il solo piede sinistro.
Ma Rui non è il madrilista  Marcelo.  È un ragazzo portoghese di 26 anni che vagamente lo ricorda in minimis,   che ha giocato qualche partita nelle Nazionale Under portoghesi, dotato tecnicamente ma irrimediabilmente handicappato  dall’assenza di quelle doti atletiche  che deve avere un difensore.  Ma come tale, i procuratori interessati lo hanno portato in Italia 5 anni fa  e continuano a  mercanteggiarlo.
Insomma, non si può pensare di conquistare uno scudetto schierando gli scarti della Roma!!
In concreto  il  contropiede non irresistibile  juventino  che si è concluso in  la rete e che ha  dato la svolta tecnico-tattica della partita ,  sarebbe stato sventato da tantissimi difensori in circolazione appena dotati fisicamente. Invece Rui, in ritardo,   si è limitato ad arrancare dietro  Higuain senza mai raggiungerlo,  dopo  averlo lasciato storditamente solo.
Insomma Sarri può essere bravo quanto si vuole,  ma la situazione è quella che è: pure nel calcio dissestato italiano non si possono fare le nozze con i fichi secchi!
Ultima modifica ilDomenica, 03 Dicembre 2017 18:34
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